Luca Bonaffini

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Questa breve riflessione è rivolta a chi conosce e ama Claudio Lolli ma anche a chi non sa nemmeno chi è oppure non lo apprezza. Ho appreso da pochi giorni la notizia della assegnazione (da parte dei giornalisti o lì intorno...) della Targa Tenco 2017 al suo nuovo concept album. Leggo critiche, elogi e commenti di ogni genere, sparsi qua e là. Un saluto anche ad Annino La Posta, a quanto leggo curatore dimissionario del settore targhe,  che ho conosciuto tantissimi anni fa, quando - prima di collaborare attivamente con il Premio e il suo concittadino De Angelis, responsabile artistico della manifestazione - cercava una collocazione tra i critici della musica d'autore italiana, spesso offrendomi anche spazi e recensioni.
Tornando a Lolli, personalmente, credo che quella del Tenco sia stata un'ottima scelta, poiché "IL GRANDE FREDDO" (pubblicato pochi mesi fa) è un album anti-nostalgico e fortemente motivato dalla necessità sociale di reagire alla catena di smontaggio dei valori e al ghiaccio delle ideologie congelate. Non trovo, da parte del Premio, presunti errori di valutazione o di autoconservatorismo di un genere affatto scomparso ma semplicemente storicizzato. Lolli (che ho raccontato anche nel mio ultimo show concept "La protesta e l'amore" e cantando "Borghesia") ha saputo interpretare prima gli anni 70 e oggi il terzo millennio. Ho avuto l'onore per ben tre volte (nel 1998, nel 1999 e nel 2015) di averlo accanto e, grazie a Mario Bonanno (che nel libro omonino "La protesta e l'amore" uscito in occasione dei miei trent'anni di attività ha raccontato la mia storia di cantautore), di poter godere di una sua nota introduttiva come prefazione dello stesso. Non considero e non credo debba essere erroneamente "un oscar alla carriera" o una targa dovuta pre-postuma.
Credo sia il segnale, soprattutto da parte di  quelli (come li definirebbe il nostro Lolli) che si sentono "dalla parte del torto" che, indipendentemente da nostalgismi e rimanenze ideologiche, sanno ancora offrire alla poesia spazi tra il due punto zero e l'iperattività mediatica dei Soli e possono a loro volta soffiare spunti di dolce e nobile riflessione. Grazie amici del Tenco, della Popular Music d'Autore e soprattutto grazie a te Claudio, piccolo artigiano (come tu hai definito affettuosamente il sottoscritto) della canzone non qualunque.
Al 19 ottobre, dunque. Con la Direzione Artistica di Sergio Secondiano Sacchi.

Un'estate di riposo e di meditazione per Luca Bonaffini che, dopo sette anni di progetti letterari, discografici, teatrali e impenditoriali, decide di fermarsi un pò. Persino l'appuntamento annuale col teatro mantovano all'aperto del cortile di Palazzo San Sebastiano - che dal 2011 ha visto spettacoli musicali diretti prodotti e condotti dall'artista - quest'anno non ci sarà. "La scelta - scrive in una nota stampa - è solo mia. Il Comune e gli addetti ai lavori mi hanno anzi offerto un'opportunità estiva importante, nonostante il calendario virgiliano sia già straordinariamente ricco. Un anno di pausa, qualche stagione sabbatica, non possono che giovare alla mia creatività e soprattutto al ricambio necessario di gran parte dello staff e degli artisti che negli ultimi anni hanno calcato i palcoscenici insieme a me. Soltanto Lucilla Corioni di LC COMUNICAZIONE resta al suo posto, come ufficio stampa e relations manager, che ha curato - dal 2014 - la promozione dei miei tour e cd".
Bonaffini parla di ottobre come mese di "ritorno alla bellezza"e anche di piccola rivoluzione artistica e interiore. Libro, cd, spettacolo? Non si sa ancora, ma una cosa è certa. Sarà una cosa molto innovativa sia nell'idea di fondo che nella modalità di realizzazione.
" Basta con quel passato statico, la memoria banalizzata e strumentale che non serve e fa anche guai, a volte- conclude l'autore - il mercato è quello che è, quello che è sotto gli occhi di tutti dove la qualità è un drammatico acritico punto di vista, in balia di scimmie nude e di squali mediatici. Il 2016 e il 2017 per me sono due stati anni  catastrofici dove ho vissuto alcune esperienze  imprenditoriali e artistiche che sono state lo specchio offuscato del nulla imperante. Fate morgane, miraggi e cazzate nelle mani di morti viventi che si ostinano a vivere. E' la riconquista dell'arte, del non esserci a tutti i costi. Basta gente autoseppellita dentro egoistici carpe diem, basta kermesse di rassegnati all'inattività, al parassitismo e alla non passione. Ok attimi fuggenti ma non bastano se si trasformano in progetti e intenti sfuggenti. Sarà un autunno stupendo, lo sento. E spero lo sia per tanti. In attesa del 2018 che sarà migliore.

Martedì 21 marzo Paolo Baldoni esce con il triplo "Il sabato del coraggio", raccolta dei 20 singoli pubblicati nell'LDP (Long Digital Playng) sperimentato da C7 produzioni discografiche, l'etichetta fondata da Bonaffini nel 2013. In verità le canzoni sono 21 (3x7, seguendo la filosofia dei produttori...) perché vi è anche un'inedito molto bello che doveva chiudere il cerchio. Iniziata a ottobre, l'operazione prevedeva una pubbicazione alla settimana, una per ogni sabato. 21 illustrazioni, quadri veri e propri di Paolina Maci - artista mantovana - hanno fatto da colonna visuale al percorso musicale libero di Baldoni che, con questa raccolta, firma il suo terzo album. Dopo "Vivere e partecipare" (2013) e "Dimenticanze" (2015) ecco "Il sabato del coraggio: faccio ciò che voglio", con il quale il cantautore riscopre brani di antica scrittura alternati a capolavori del genere. Molto consigliato, da non perdere, indossare e non dismettere.

Accadrà il 18 marzo, a Sarmede in provincia di Treviso, presso l'auditorium della Proloco. Un sabato italiano, con un grande ritorno sul palco: quello di Dario Baldan Bembo, eccellenza della musica leggera che ha fatto storia, che - in occasione del secondo appuntamento de "la protesta e l'amore. Perché ascoltavamo e facevamo i cantautori..." di Luca Bonaffini - presenterà il suo omaggio a Mia Martini, in uscita proprio in questi giorni. Dopo Guglielminetti (autore tra le altre delle indimenticabile "Un'emozione da poco" che conquistò il secondo posto nel 78 al Festival) che ha raccontato la genesi di una canzone a fianco di Luca, ecco l'autore di brani come "Minuetto", "Inno", "Piccolo uomo" (cantate da Mia Martini) e "Amico" e "Più su" (Renato Zero), ma anche di "Soleado" e "L'amico è".
L'artista milanese, che tra le altre cose si piazzò terzo al Festival di Sanremo del 1981, riceverà la Targa alla Carriera e al Percorso Artistico assegnata da Nuovo Ciao Amici.

Due amici che festeggiano quarant'anni di musica con il singolo "Spirito", già pubblicata da Bonaffini nel 2002 da Bonaffini, fatta rivivere dalla bella e intima versione di Paolo Baldoni. Ventunesima canzone de "Il sabato del coraggio" (LDP - long digital playing a 33 brani in 3 stagioni...), "Spirito" conclude il terzo capitolo del periodo "Faccio ciò che voglio" del songwriter mantovano, prodotto da C7 dal 2013. "Per l'ultimo tratto - composto da ben altre dodici canzoni, promette Paolo - ci sarà una virata sulle copertine. 21 opere illustrate dalla bravissima Paolina Maci hanno portato valore al nostro progetto discograficamente inconsueto. Ma non ci piacciono le regole e vogliamo lasciare gli artisti liberi." Come saranno dunque le nuove copertine e il nuovo repertorio dei sabati baldoniani? Bisognerà attendere marzo. Nel frattempo, gustiamoci questo gioiello d'autore firmato Luca, ma in stile Paolo. Come 40 anni fa, insomma...